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Materie prime: in arrivo il decreto contro i rincari 2007 Stampa E-mail

È stato firmato lo scorso 24 luglio dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti il decreto relativo alla rilevazione dei prezzi medi per il 2006 e delle variazioni percentuali per il 2007 dei materiali da costruzione più significativi negli appalti di opere pubbliche.

Le Regioni e i grandi enti appaltanti stanno adeguando i prezzari delle opere pubbliche a ritmi molto piu` sostenuti che in passato.

E il ministero delle Infrastrutture sta per varare il decreto per l`adeguamento prezzi da aumenti ``eccezionali``, previsto dal codice contratti. Ma tutto questo sembra ben lontano dall`essere in grado di attenuare, per le imprese di costruzione, l`effetto di aumenti delle materie prime che, in questo mercato globale ``impazzito``, viaggiano nel giro di pochi mesi ben oltre il 10, 20, 30 per cento.

Il prezzo del ferro tondo per cemento armato (tondino) e` salito dal dicembre 2007 alla fine di giugno del 108 per cento. Il bitume e` schizzato del 41% da aprile a luglio.

 E` chiaro - questo l`allarme lanciato dalle associazioni di categoria - che di fronte a tali aumenti servono a poco meccanismi che si basano su rilevazioni di prezzi medi dell`anno precedente, mentre occorre invece introdurre sistemi che salvaguardino l`equilibrio economico dei contratti in caso di aumenti di prezzi improvvisi e rilevanti avvenuti dopo l`offerta nella gara d`appalto, visto che la revisione prezzi in quanto tale non esiste piu`.

La lente dell`Autorita`

 A volerci vedere chiaro e` anche l`Autorita` di vigilanza sui contratti pubblici, che nei giorni scorsi ha aperto un`indagine conoscitiva «al fine di valutare le problematiche derivanti, nel mercato delle opere pubbliche, dalla lievitazione dei prezzi di talune materie prime». Le audizioni di enti pubblici e operatori del settore sono in calendario per il 24 luglio, e gia` entro questa settimana l`Autorita` potrebbe esprimere alcune prime valutazioni.

Il caso del bitume

Il bitume, utilizzato in gran parte per la produzione di asfalto stradale (conglomerato bituminoso), e` un prodotto di diretta derivazione dal petrolio, di cui dunque segue inevitabilmente i prezzi. Oltre a questo, pero`, il prezzo del bitume oscilla durante l`anno in modo consistente in relazione a domanda e offerta: i lavori stradali si fanno in primavera/estate, dunque in questa stagione i prezzi salgono, per poi riabbassarsi d`inverno.

Detto questo, dall`aprile 2005 all`aprile 2008 i prezzi del bitume in Italia (la domanda nel nostro Paese e` interamente soddisfatta da produttori nazionali) sono aumentati del 53% (trend di lungo periodo), e da aprile a luglio del 41%, da 310 euro/tonnellata a 440 euro (l`indice riportato sopra e` rilevato dopo 40 giorni, i dati assoluti sono sempre della Siteb).

Un settore fragile

«Dal momento della gara e quello dell`avvio dei lavori - spiega il direttore della Siteb, Stefano Ravaioli - passano alcuni mesi. Con aumenti come quelli di aprile-luglio le imprese asfaltatrici sono in grave difficolta`». Il settore, tuttavia, e` caratterizzato da una elevata frammentazione, con 4.000 imprese e 650 produttori di conglomerato bituminoso (queste ultime spesso curano direttamente anche la posa in opera). «Si`, e` vero - ammette Ravaioli - non c`e` dubbio che e` anche questa frammentazione a rendere alle imprese difficile reggere l`aumento dei prezzi. Ma il mercato e` caratterizzato da una lotta selvaggia al massimo ribasso, e dunque rischiano paradossalmente di prevalere le imprese meno serie, che vincono le gare a prezzi stracciati e poi fanno lavori di scarsa qualita`. Per questo chiediamo piu` controlli da parte della Pa, meno gare al massimo ribasso, piu` global service anziche` miniappalti da 400mila euro. E poi prezzari aggiornati ogni sei mesi e verifiche mensili dell`andamento dei prezzi, con possibilita` di riconoscere l`aumento se eccede un`alea (franchigia) del 5%».

Il decreto Matteoli

 Il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, sta per firmare il decreto ex articolo 133 c. 4 del Dlgs 163/2006. La norma prevede la possibilita` di riconoscere all`appaltatore un corrispettivo aggiuntivo in caso di aumento prezzi dovuto a «circostanze eccezionali», per la parte di aumento medio annuale (rilevato dal Ministero) che ecceda il 10% rispetto al valore medio registrato sempre dal Ministero nell`anno dell`offerta.

«In sostanza - spiega l`Ance - se l`offerta e` presentata nel 2004, l`aumento e` stato nel 2005 rispetto al 2004, l`aumento e` riconosciuto nel 2006 dopo il decreto di giugno». Finora il Ministero, e cosi` sembra intenzionato a fare nel decreto alla firma di Matteoli, ha riconosciuto in pochissimi casi l`eccezionalita`, e poi il meccanismo da` vita a effetti poco logici e troppo ritardati. Le proposte dell`Ance I costruttori propongono di: 1) eliminare la clausola dell`eccezionalita`, bastando l`aumento di oltre il 10% in un anno; 2) rilevare i prezzi medi mese per mese e riportarli in un Dm ogni sei mesi; 3) riconoscere alle imprese gli aumenti per i materiali cresciuti di oltre il 10% dal mese dell`offerta al mese del lavoro (a ogni Sal). Le risorse si dovrebbero trovare all`interno del quadro economico di ogni singola opera, senza ulteriori oneri. L`Ance chiede anche a Matteoli di emanare una direttiva che autorizzi le stazioni appaltanti a rinegoziare pagamenti ad hoc qualora le imprese chiedano la risoluzione del contratto per eccessiva onerosita`, ai sensi dell`articolo 1467 del codice civile. La lettera al Ministro con queste proposte e` sul suo tavolo da fine maggio, ma al momento non ci sono segnali che Matteoli voglia davvero rispondere a breve a queste sollecitazioni.

 

Fonte  

Il Sole 24 Ore - Edilizia e Territorio