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Verifiche attività a rischio criminalità: proposta dell'Ance Stampa E-mail

Controllo costante delle attività a rischio da parte delle Prefetture e istituzione di un albo dei fornitori la proposta avanzata in un documento Ance sulla criminalità negli appalti. Una proposta a costo zero e attuabile subito, come sottolinea il presidente del Comitato Mezzogiorno Ance

I veri rischi di infiltrazioni della criminalita` organizzata negli appalti sono quelli che arrivano direttamente dal territorio e, in particolare, dall`indotto delle forniture che ruota intorno ai cantieri.

Partendo da questa considerazione, il comitato per i problemi del Mezzogiorno dell`Ance (Associazione dei costruttori edili) ha messo a punto un documento ricco di proposte «per la sicurezza del territorio e per la tutela delle imprese»

«Una proposta a costo zero - spiega il presidente della commissione Ance, Vincenzo Bonifati - attuabile subito, senza necessita` di riformare il quadro normativo». Il documento e` gia` nelle mani del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e del ministro dell`Interno Giuliano Amato.

L`analisi dell`Ance parte dalla necessita` di superare il certificato antimafia, ancora oggi richiesto a tutti gli appaltatori e i subappaltatori ma che ormai non basta piu` a garantire che l`impresa sia veramente «pulita». «Ci siamo accorti - spiega ancora Bonifati - che nell`edilizia il rischio di incrociare le organizzazioni criminali non passa per l`impresa che partecipa agli appalti ma e` ormai ramificato sul territorio».

In altre parole, le inchieste degli ultimi anni hanno dimostrato che il fenomeno mafioso si manifesta in primo luogo attraverso il controllo capillare del territorio. L`Ance elenca le attivita` piu` a rischio: i noli a caldo, le cave, le forniture di calcestruzzo e di bitume, lo smaltimento di rifiuti, il movimento di terra verso terzi e le discariche. Tutte attivita` che per loro natura debbono essere sviluppate vicino al cantiere e che operano «in regime di monopolio quasi naturale».

Per evitare il contagio tra il fornitore vicino alla mafia e l`appaltatore e` necessaria, secondo l`Ance, una verifica sistematica sulle attivita` a rischio. «Non solo - si legge nel documento - al momento del loro avvio.., ma anche durante il loro esercizio».

La proposta e` quindi di istituire un albo da affidare alle Prefetture «che in tutta Italia possono agire con i poteri straordinari dei commissari antimafia», ricorda Bonifati. All`elenco andrebbero iscritte tutte le imprese operanti nelle attivita` a rischio d`infiltrazione e i controlli delle Prefetture dovrebbero essere periodici. Gli appaltatori poi dovrebbero poter scegliere i proprio fornitori solo da quell`elenco.

In questo modo - sottolinea l`Ance - i controlli sul territorio sarebbero costanti e non piu` legati solo alla fase dell`appalto. Un esperimento simile e` in arrivo in Calabria, con la legge sulla stazione appaltante unica, varata a dicembre, che prevede proprio un albo dei subappaltatori gestito dalle prefetture.

Ma proprio l`albo e` contestato dal Governo, che ha portato la norma alla Corte costituzionale rivendicando una competenza esclusiva a decidere sul subappalto. La proposta dell`Ance e` attuabile senza grossi oneri: «Molte risorse delle Prefetture si libererebbero da un`attivita` burocratica quale quella di compilare i certificati antimafia per questi fornitori, che con l`elenco non sarebbero piu` necessari», afferma Bonifati. Per l`Ance l`operazione avrebbe anche un forte impatto economico sulle imprese.

Oggi infatti se un fornitore o un subappaltatore finisce sotto indagine si crea un «effetto domino». «Il rischio - conclude Bonifati - e` che si blocchi anche il cantiere dell`appaltatore e, a catena, su fino all`attivita` su tutto il territorio nazionale. Un danno che non possiamo piu` tollerare».

 

In allegato Proposta Ance

 

Fonte Il Sole 24 Ore