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Confindustria: grave mancata approvazione emendamenti Mud e Co2. Governo intervenga Stampa E-mail
giovedì 29 aprile 2010

Competitività delle imprese ad altissimo rischio per la mancata approvazione di due importanti norme nell'ambito del dl incentivi: quella sulla proroga per la presentazione del Modello Unico di Dichiarazione ambientale e quella per l'assegnazione delle quote di emissione di CO2. Per evitare ricadute pesanti e insostenibili sul sistema produttivo, Confindustria chiede al Governo di intervenire con un decreto d'urgenza.

"A due giorni dalla scadenza del termine per la presentazione del MUD - sottolinea Aldo Fumagalli Romario, presidente della Commissione Sviluppo Sostenibile di Confindustria - la mancata approvazione dell'emendamento di proroga crea una situazione di confusione senza precedenti. 600mila imprese si troveranno da sabato fuori legge e soggette a sanzioni per aver fatto affidamento sulle ripetute assicurazioni fornite dal Governo. Le imprese meritano maggiore attenzione. Da mesi, Confindustria insiste per una norma di proroga sulla quale il Governo si era detto d'accordo. Invece, si è perso inutilmente tempo e oggi si è giunti a una situazione grottesca che potrebbe esasperare le imprese e indurle a iniziative inusuali verso regole prive di certezza e di chiarezza".

Altrettanto grave e preoccupante per Confindustria è la mancata approvazione dell'emendamento sulle emissioni CO2 per i nuovi entranti. Per non aver adempiuto agli obblighi di emissione, il rischio è di subire le penali comunitarie per un ammontare che potrebbe raggiungere i 300 milioni di euro annui per i soli operatori manifatturieri, con un impatto addirittura superiore sulla bolletta elettrica nazionale. A questo punto, è indispensabile una soluzione legislativa per garantire il riconoscimento delle quote a tutti gli impianti entrati in esercizio per il periodo 2008-2012, in modo da consentire loro di adempiere alla scadenza del 30 aprile per la consegna delle quote relative al 2009.
L'emendamento garantiva parità di trattamento tra gli impianti entrati in funzione prima e dopo l'esaurimento della riserva, evitava distorsioni della concorrenza e forniva un'immediata soluzione alla mancanza di quote per i nuovi impianti manifatturieri, senza oneri aggiuntivi per le imprese e potenziali ripercussioni sulla competitività del sistema industriale.

 

Fonte: Confindustria