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Confindustria interviene sui dati Istat Stampa E-mail
Pininfarina: "Peggio del previsto, risolvere subito i nodi della competitività" "Questi dati sono peggiori di quanto le nostre previsioni, peraltro già negative, si attendevano, e sono inferiori anche ai dati dell'economia europea, che pure è in rallentamento.
Stanno andando peggio del previsto le esportazioni, condizionate, oltre che dall'euro forte, dall'andamento dei costi del lavoro e della produttività.
Pesa poi negativamente sui consumi e sugli investimenti il deterioramento del clima di fiducia di famiglie e imprese, che è ai minimi storici".

Andrea Pininfarina vicepresidente Confindustria con delega al Centro Studi, commenta così i dati Istat sul Pil del terzo trimestre.
"A questo ulteriore deterioramento del quadro congiunturale, deve corrispondere una reazione decisa, responsabile e solidale, di tutti i soggetti attori del sistema economico nazionale, per ridare anzitutto fiducia agli operatori economici sulle capacità di ripresa del sistema produttivo.
Per questo vanno affrontati e risolti i nodi che minano la competitività del paese, dal cuneo fiscale e contributivo all'IRAP, così come è necessario sostenere la crescita dimensionale delle imprese e gli investimenti in ricerca ed innovazione."

"L'industria – fa notare il vicepresidente- continua ad evidenziare forti difficoltà. Ciò non sorprende, essendo questo il settore più esposto alla competizione internazionale e più penalizzato perciò dagli oneri della pressione fiscale e della burocrazia, e dalla mancanza di infrastrutture materiali e immateriali.
Gli ultimi dati mostrano un andamento ancora negativo della produzione industriale, con i settori del Made in Italy che registrano una caduta percentuale a due cifre (in particolare, per le industrie tessili e dell'abbigliamento –11% e per le calzature –16,6%).
E' perciò sull'industria – conclude Pininfarina - che vanno concentrati gli sforzi di sostegno alla competitività e agli investimenti, sapendo che senza una solida base industriale nel paese non potremo avere una crescita sostenibile di redditi e standard di vita nei servizi, nel settore pubblico e nell'intera economia nazionale".

Fonte: Confindustria Roma

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