| Dichiarazione stampa del Presidente di Confindustria Calabria Filippo Callipo |
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Dichiarazione rilasciata durante la partecipazione alla “fabbrica del programma" Fiera del Levante-Bari su invito di Romano Prodi. “ Prodi si è congratulato per gli spunti da me forniti al dibattito e Fassino e D’Alema, come al solito, hanno dimostrato un’attenzione verso la Calabria che mi induce ad ad essere ottimista. Le ragioni del mio impegno nella qualità di Presidente degli imprenditori calabresi, soprattutto quelle più recenti, sono ben presenti ai leader politici del centrosinistra. Sono inoltre sicuro che la “Fabbrica del Programma” stia facendo un ottimo lavoro di ricognizione e che da ieri anche la Calabria sia entrata nell’agenda di Prodi, almeno per le due emergenze su cui io sto insistendo da tempo: la questione sicurezza e l’urgenza di stimolare in Calabria un processo di sviluppo economico e sociale non assistito, ma produttivo e legato alle peculiarità del nostro territorio. Romano Prodi ha richiamato, nel suo intervento conclusivo, alcune mie riflessioni. Se la politica non riparte dall’analisi della realtà rischia di perdere il contatto con quanto accade concretamente nei singoli territori e nelle singole regioni. La politica, d’altronde, se non risolve i problemi dei cittadini subisce una degenerazione che la porta ad isolarsi. E quando non si ascoltano più i bisogni della gente, come spesso è accaduto in Calabria, è difficile che il sistema nella sua interezza possa migliorare. La questione sicurezza e quella dello sviluppo forse ne implicano un’altra, anche questa molto chiara allo stato maggiore del centrosinistra, il mutamento del ceto politico dirigente: bisogna agevolare il ricambio, bisogna che la politica valorizzi più presenze giovani e soprattutto più presenze femminili, ossia i due soggetti che, di per sé, sono portatori di contenuti nuovi ed impegni a fare su cui la società civile può puntare“ Sintesi dell’intervento del presidente callipo alla fabbrica del programma “ La domanda posta dalla Fabbrica del Programma per la prima volta nel Sud è giusta: c ‘è un futuro per l industria nel Sud ?, ma ce n’è un’altra cui tutti dobbiamo dare una risposta: qual è il futuro del Mezzogiorno e di regioni come la Calabria che vivono un momento davvero difficile ? In Calabria c’è una questione sicurezza che condiziona i diritti fondamentali dei cittadini, condiziona il diritto a fare impresa, la stessa democrazia calabrese e si somma ad una condizione dell’economia che è stagnante e che vede i giovani, anche quelli dotati di talento, emigrare: 10mila sono andati via nel 2004. La perdita di risorse intellettuali, di un capitale umano cosi fondamentale per ogni processo di sviluppo è davvero un danno incalcolabile. Chiedo anche per queste ragioni più attenzione verso la Calabria, verso il Mezzogiorno dimenticato. Ripartiamo dalle condizioni oggettive di difficoltà per costruire prospettive certe, anche attraverso un’utilizzazione razionale e legata alle reali esigenze del territorio dei fondi comunitari. L’idea che ogni regione debba fare da sé non deve giungere, come sta accadendo, a pensare che le regioni più ricche possano disinteressarsi di quelle più svantaggiate: il Paese è uno e compito dello Stato è di aiutare i processi virtuosi che nel Mezzogiorno sono tanti e che in Calabria hanno soltanto bisogno di essere sostenuti adeguatamente per venire in superficie. La cosa che in un certo senso mi colpisce e la voglio dire subito è che mentre da un lato la società calabrese, cittadini, sindacalisti, imprenditori, avvertono con fastidio la presenza del crimine organizzato, dall’altro lato, una parte della politica tende a sottovalutare l’allarme sicurezza, a minimizzare. In più si lavora poco per costruire ipotesi di sviluppo economico in grado di ridare slancio alle imprese e di prosciugare il grande mare della disoccupazione calabrese. Su questi fronti, assieme, imprenditori, politica, sindacato, società civile, dobbiamo impegnarci tutti molto di più, perché se c’è un “caso” Calabria in un Mezzogiorno variegato che non è più come un tempo interamente depresso ma presenta numerose punte di diamante e centri economici d’eccellenza, ebbene questo “ caso Calabria “ interessa non solo i calabresi, ma deve interessare il Paese e l’Europa. In Calabria, dopo 5 anni di buio, rischiamo di perdere 700 milioni di fondi comunitari perché non si è riusciti a spenderli e perché, come ha sostenuto il Commissario europeo per le politiche regionali, Canuta Habner, “ la Calabria continua ad essere nota come la regione più inconsistente nella gestione dei fondi comunitari “. Al momento tuttavia è la questione sicurezza a creare seri problemi. Lo Stato, benché assicuri, a parole, interventi mirati, non è in grado di garantire l’integrità fisica dei cittadini italiani che risiedono in Calabria. Senza sicurezza non c’è sviluppo. Quando si ascoltano tesi secondo cui nel Mezzogiorno potrebbero essere impiantati bacini di sperimentazione della modernizzazione italiana, mi domando se chi le propugna sia a conoscenza del dramma che la mia regione sta attraversando. La lotta alla mafia dovrebbe essere anteposta ad ogni altra iniziativa, se non si vuole che le iniziative economiche e sociali finiscano con l’essere risucchiate dalla stessa mafia. Oggi, Presidente Prodi, la mia regione chiede prima ancora che investimenti in tecnologie ed infrastrutture - tutte cose indispensabili - investimenti in sicurezza, viene prima la difesa delle regole democratiche, dell’incolumità fisica delle persone. Se non si capisce questo, non si va da nessuna parte. Noi, in Calabria, combattiamo contro una delle mafie definite da autorevoli esperti, la più pericolosa. Ma sentiamo un senso d’impotenza che non è per nulla rassicurante; e che è il risultato dell’assenza di risposte da parte degli Organi pubblici competenti. Mentre si assiste alla recrudescenza della criminalità, lo sviluppo della regione è zoppo: Gioia Tauro, signor Presidente, che a lei sta tanto a cuore, stenta a generare sviluppo visibile in Calabria, l’autostrada Salerno-Rc, come Lei sa, è non soltanto una mulattiera, ma una vergogna europea, per come è stato concepito il progetto di ammodernamento, per i disagi enormi che arreca ai cittadini… Le imprese subiscono il tallone di ferro della criminalità e non sanno più a quale santo votarsi. A luglio la Banca Antonveneta chiuderà lo sportello di Gioia Tauro. Insomma: se oggi non si effettua una bonifica in profondità del territorio dal racket e dalla mafia, come si può immaginare di rendere concreta la disponibilità al cambiamento che pure nel Mezzogiorno c’è ? Perciò debbo dire, in tutta onestà, che il futuro è incerto per l’industria calabrese, perché è incerta la sua democrazia. Quando si sottolinea che nel Sud ci sono opportunità potenzialmente superiori che nel resto del Paese ( per esempio l’ambiente, divenuto nel resto del mondo da ideologia neoromantica a ricco business, come ci spiegano gli esperti ) non si scade nel facile ottimismo. Il problema è che non si aiutano l’imprenditoria emergente e i nuovi soggetti sociali, se non s’introduce nella vita delle regioni come la Calabria l’ingrediente indispensabile: la fiducia nelle Istituzioni e nella democrazia. Gli sforzi dello Stato al momento sono insoddisfacenti! Gli imprenditori hanno dimostrato, nonostante le difficoltà, di essere forze vive su cui contare e puntare. L’imprenditoria sana è di per sé un baluardo contro le mafie. Mi rendo conto che c’è tanto lavoro da fare e quest’occasione di dibattito è davvero preziosa, anche perché le questioni segnalate interagiscono con l’altra questione a voi tutti ben presente: l’esigenza di un rinnovamento in profondità del ceto politico dirigente, dell’entrata in scena di soggetti nuovi e soprattutto di donne e giovani. Pensate che in Calabria le donne sindaco, su 409 Comuni, sono soltanto 16 e tutte rappresentano meno di 150mila abitanti su 2milioni di persone. Auguro a tutti voi, alla Fabbrica del Programma, un buon lavoro, fortemente convinto che qui vi siano le persone giuste per cambiare il Mezzogiorno del Paese. Sono convinto che la Fabbrica del Programma e il Presidente Prodi possano aiutare il Paese aiutando il Mezzogiorno, ossia una grande realtà che oggi, forse prima di ogni altra cosa, chiede soprattutto, di essere parlata e alla politica di essere ascoltata“ |






























