| Manovra economica finanziaria: lettera aperta del Presidente |
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Il Presidente Vincenzo Restuccia interviene sui tagli sociali della manovra finanziaria.
Decidere la soppressione della rappresentanza dello Stato nelle aree depresse del Paese equivale alla dichiarazione di resa senza condizioni. Una sconfitta per tutti. Per le Forze dell’Ordine che hanno sopportato enormi sacrifici per contrastare in prima linea la criminalità, anche pagando con la vita il prezzo del loro impegno. Per i giovani che perderanno ancor più di vista il senso dello Stato e della legalità avendo come unici riferimenti i comportamenti criminali e l’ordinarietà dei soprusi. Per gli imprenditori, già estremamente provati dalla morsa talvolta dura e tagliente dell’attentato e talvolta subdola e ingannatrice dell’usura. Per i cittadini comuni, la cosiddetta società civile che perderà ogni possibile effetto positivo della presenza delle Istituzioni. “Lo Stato siamo noi” frase piena di retorica ma anche di grandi verità, se questo Stato già debole nella nostra area, sfidato quotidianamente dalla criminalità organizzata, dalla burocrazia farraginosa, dalla connivenza di pseudo imprenditori, lo rendiamo ancora più debole, renderemo ancora più debole il senso di appartenenza che ognuno di noi nutre e coltiva con perseveranza “nonostante tutto”. È proprio così, siamo sempre stati pronti a stimolare il confronto con le Istituzioni e chiedere più presenza dello Stato, in tutte le sue forme e con tutte le sue espressioni. Stato è legalità, è scuola, è democrazia, è sanità, è libertà di intraprendere. Meno Stato equivale alla perdita di identità, alla perdita di fiducia in una possibilità di riscatto. Se chi ci governa getta la spugna perché noi dovremmo perseverare? I tagli della finanziaria non c’entrano nulla con la soppressione della rappresentanza periferica dello Stato. Che sia Prefettura o Questura, o Vigili del Fuoco o qualunque altra conquista anche di un solo metro di governo del territorio, noi vibonesi non possiamo rinunciarvi. In linea di principio potremo sopportare come sempre abbiamo fatto, l’ennesima tassa (ritenuta giusta o ingiusta poco importa), che sia imposta dal governo centrale o da quello periferico, dalla Regione piuttosto che dal Comune, ma non possiamo accettare che una legge finanziaria decida che, proprio dove più è necessaria la presenza capillare dello Stato, proprio in quell’area, lo Stato non debba essere più presente. I “numeri” che servono per mandare avanti il Paese, il Bilancio dello Stato, con la soppressione dei Corpi periferici forse potrà ridurre di uno zero virgola, le sue perdite in termini economici, ma avrà dichiarato “fallimento” nei confronti dei suoi cittadini. Vincenzo Restuccia Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo |






























