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Vibo Valentia: quale futuro? Stampa E-mail
L'Ance Vibo Valentia fortemente preoccupata dalla situazione di stallo che dura ormai da tempo e che purtroppo incide negativamente sullo sviluppo del territorio desolatamente fermo. Un panorama politico ed economico che definire instabile è sicuramente riduttivo, una disoccupazione che è il doppio rispetto alla media nazionale, una occupazione irregolare che è molto più del doppio della media nazionale, il fenomeno della migrazione di forza lavoro verso altre regioni che è ripreso con maggior vigore, un silenzio “assordante” da parte di chi invece dovrebbe favorire quelle politiche di sviluppo attese non solo dagli industriali, ma da tutte le associazioni datoriali, dai sindacati, dalle cooperative ecc.
Questa è purtroppo l’impietosa fotografia emersa a margine di un incontro del CD Ance di Vibo Valentia, dove sono state ancora una volta evidenziate le inadempienze che rendono la provincia di Vibo Valentia il fanalino di coda insieme a Crotone, di una speciale graduatoria sul rapporto Pil/Ricerca e sviluppo del nostro Paese.

Entrando nello specifico, basti pensare che se fino a qualche anno fa le richieste di lavoro inerenti il settore edile venivano in qualche modo “evase” pur tra mille difficoltà, oggi non si verifica più neanche questo, poiché le domande di collaborazione hanno raggiunto livelli impressionanti che denotano la più assoluta carenza di appalti o lavori in genere e per le quali conseguentemente non c’è risposta.
Alla luce di quella che è la situazione attuale, c’è la fondata convinzione da parte dei costruttori vibonesi, che entro l’inizio dell’estate saranno molte, moltissime, le persone che perderanno il proprio lavoro.

Nonostante infatti i ripetuti appelli dell’Ance, o di enti delegati allo sviluppo (pensiamo ad esempio al recente richiamo alle istituzioni da parte del Presidente della locale CCIAA Michele Lico relativo al porto), tutto tace, nulla di positivo trapela se non le solite tematiche che parlano di rimpasto, di accordi ecc.
Le ipotetiche concertazioni basate su coerenze e tempestività, tanto in voga nelle campagne elettorali, o le promesse di una città più vivibile, di un impegno forte per i disoccupati, di una maggiore viabilità cittadina non più attraversata da Tir e mezzi pesanti, hanno lasciato il posto al lassismo più assoluto, mettendo a nudo le ataviche ed assurde situazioni che dipingono un futuro a tinte sempre più fosche.

Purtroppo siamo stanchi, affermano i costruttori, i ritardi fino ad oggi accumulati non ci consentono di tracciare un programma di lavoro che sia degno di tale nome, poiché di fronte all’immobilismo più totale, il tessuto imprenditoriale diventa sempre più debole e vulnerabile, con tutte le immaginabili conseguenze che diventano eccessivamente penalizzanti per chi è costretto a cercare di sopravvivere in questo contesto.
Un invito pertanto, ad azioni concrete, incisive, che garantiscano serietà e soprattutto stabilità di governo, nel rispetto del mandato conferito dai cittadini, fiduciosi in un cambiamento che lasci da parte le mere logiche di potere che portano inevitabilmente ad un risultato devastante per l’economia del territorio, che oltre ad un clamoroso stato di diffusa povertà, deve soccombere anche nei più elementari indicatori di crescita.

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