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Linee Guida per la costruzione dei modelli di organizzazione, gestione e control Stampa E-mail
La Confindustria ha approvato le Linee Guida per la costruzione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo ex D. Lgs. n. 231/2001 La Confindustria ha approvato le Linee Guida per la costruzione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo ex D. Lgs. n. 231/2001, di seguito allegate.

Nelle Linee Guida vengono fornite indicazioni di tipo metodologico su come costruire un modello organizzativo idoneo a prevenire la commissione dei reati considerati dal decreto n. 231 ed a fungere quindi da esimente dalla responsabilità e dalle sanzioni da questo previste.

Le Linee Guida sono state comunicate al Ministero della Giustizia, come previsto dall'art. 6, co. 3 del D. Lgs. n. 231/2001, che non ha formulato osservazioni nei termini previsti.

La versione di seguito pubblicata delle Linee Guida fa espresso riferimento ai reati considerati dal D. Lgs. n. 231/2001 nella sua formulazione iniziale (Indebita percezione di erogazioni pubbliche, Truffa in danno dello Stato o di altro ente pubblico o per il conseguimento di erogazioni pubbliche, Frode informatica in danno dello Stato o di altro ente pubblico, Concussione, Corruzione). Un'appendice integrativa dedicata ai reati societari, così come riformati dal decreto legislativo di attuazione della l. n. 366/2001, verrà messa a disposizione sul sito, successivamente alla pubblicazione di tale decreto sulla Gazzetta Ufficiale.


Adozione di un modello organizzativo: quali vantaggi per le imprese.
La legge prevede l'adozione del modello di organizzazione, gestione e controllo in termini di facoltatività e non di obbligatorietà, tuttavia la mancata adozione del modello espone l'ente alla responsabilità per gli illeciti realizzati da amministratori e dipendenti. L'adozione del modello diviene, pertanto, di fatto obbligatoria se si vuole beneficiare dell'esimente. Va ricordato, peraltro, che l'applicazione delle sanzioni alle imprese incide direttamente sugli interessi economici dei soci. Nel caso in cui sia commesso un reato per il quale è prevista la responsabilità dell'impresa, legittimamente i soci potrebbero esperire azione di responsabilità nei confronti degli amministratori inerti che, non avendo adottato il modello, abbiano impedito all'ente di beneficiare del meccanismo di "esonero".

Prescindendo dall'aspetto strettamente giuridico-sanzionatorio, l'adozione di un sistema di regole volte a ribadire la compliance dell'impresa non solo rispetto a norme giuridiche, ma anche a valori di tipo etico può rappresentare un'opportunità. L'adozione di un modello organizzativo che renda le procedure interne più trasparenti ed aumenti l'accountability, oltre a garantire l'esenzione dalla responsabilità amministrativa, costituisce infatti un'occasione di crescita e sviluppo per le imprese, migliorando, da un lato, il loro rapporto con la società civile e, quindi, la loro immagine pubblica e, dall'altro, riducendo i costi di transazione derivanti da eventuali azioni legali e da processi di contrattazione.

Consapevoli di tali vantaggi molte imprese hanno volontariamente adottato codici etici e modelli di organizzazione, gestione e controllo, già prima dell'entrata in vigore del decreto n. 231, modelli che rivestono ormai una notevole importanza nella competizione sui mercati e che sono spesso determinanti, al pari delle sofisticate regole di corporate governance, nel condizionare le performance dell'impresa.

L'impegno delle imprese a rispettare valori etici deve pertanto essere percepito come mezzo per conseguire migliori prestazioni, generando maggiori profitti e crescita delle possibilità e delle opportunità dell'impresa stessa sul mercato. La "moralizzazione" dell'impresa ed il perseguimento dell'"integrità" aziendale rappresenta quindi un sicuro momento di valorizzazione delle attività imprenditoriali.


Schema logico di costruzione.
Le indicazioni fornite nelle Linee Guida richiedono un successivo adattamento da parte delle imprese. Ogni modello organizzativo, infatti, per poter esercitare la propria efficacia preventiva, va costruito tenendo presenti le caratteristiche proprie dell'impresa cui esso si applica. Il rischio reato di ogni impresa è strettamente dipendente dal settore economico e dell'area geografica in cui l'impresa opera. La struttura e l'articolazione del modello organizzativo dipendono poi anche dalle dimensioni dell'impresa. Le Linee Guida contengono specifiche indicazioni che consentono di adeguare i modelli alle esigenze ed alle strutture organizzative delle PMI.

In questa fase di adattamento sarà importante il ruolo che le associazioni territoriali e di categoria dovranno svolgere, eventualmente, là dove sia necessario, integrando le Linee Guida della Confindustria per adeguarle alle specificità delle imprese loro associate.

Lo schema seguito nell'elaborazione delle Linee Guida per la costruzione dei modelli riprende i processi di risk assessment e risk management normalmente attuati nelle imprese e consiste:

  • nell'identificazione dei rischi in relazione ai reati che possono essere commessi;
  • nella progettazione di un sistema di controllo preventivo, realizzato attraverso la costruzione di un sistema organizzativo adeguato e la procedimentalizzazione di determinate attività;
  • nell'adozione di un codice etico e di un sistema di sanzioni disciplinari applicabili in caso di mancato rispetto delle misure previste dal modello, al fine di conservarne l'effettività;
  • nell'individuazione dei criteri per la scelta di un organismo di controllo, interno all'impresa, dotato delle funzioni necessarie, che dovrà vigilare sull'efficacia, sull'adeguatezza e sull'applicazione e rispetto del modello.

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