| ''L'Italia delle imprese'', prima ricerca nazionale sull'imprenditoria. |
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La Fondazione Nord-Est ha presentato il 16 maggio 2002 l'indagine, commissionata dal quotidiano "Il Sole24ore", sull'imprenditoria italiana: le opinioni di imprenditori e lavoratori autonomi sugli orientamenti della "Italia delle imprese".
L'immagine che scaturisce dal Rapporto è complessa, una rappresentazione diversificata: dal profilo sociale degli imprenditori ai metodi per la gestione d'impresa ritenuti più affidabili, alle relazioni con il Governo e le parti sociali.
Immagine All'idealtipo di imprenditore di sesso maschile, di età avanzata (75,4%), si sovrappone quella della componente femminile, la quale, se appare sempre ridotta (5,7%) fra l' imprenditoria oltre i sessant'anni, mostra poi una presenza progressivamente crescente, che giunge fino ad arrivare al 40,6% fra la generazione con meno di quarant'anni. Questa componente, più di quella maschile, fa crescere attività imprenditoriali di piccole dimensioni, ha un titolo di studio più elevato, ha un'età più bassa in termini relativi; le due ultime caratteristiche sono in assoluta tendenza con la realtà dell'offerta di lavoro del nostro Paese e costituiscono la novità di questi ultimi anni. Anche l'età offre indicazioni interessanti; l'imprenditoria italiana appare relativamente giovane, poiché il 33,3% mostra meno di di quarant'anni e il 27,5% non ne ha ancora cinquanta; questo significa che circa un imprenditore su tre non ha superato i cinquant' anni. Ben il 72% dei titolari d'impresa nel Mezzogiorno ha un'età inferiore ai 50 anni contro il 58,8% del Nord-Ovest, il 57,4% del Nord-Est e il 59,4 del Centro; il Mezzogiorno mostrerebbe così una buona dinamicità e potenzialità di sviluppo. Europa La fiducia manifestata dagli imprenditori nei confronti dell'Unione Europea raggiunge un livello elevato, con il 69,4%, che arriva al 75,5% nel Mezzogiorno. Le opinioni manifestate in relazione all'adozione della moneta unica sottolineano un sostanziale consenso, in cui è contenuta un'attesa positiva nei confronti degli ulteriori sviluppi che l'Unione potrà portare. Qualche pericolo di squilibrio è avvertito nei confronti del prossimo allargamento ad Est. Il sostanziale assenso manifestato, con il 73,3% delle risposte, si accompagna a timori di eventuali squilibri, manifestati soprattutto nel Nord-Est con il 29,1% dei casi. Relazioni industriali La quota prevalente degli imprenditori, con il 64,3% (che sale al 68,8% al Sud, al 69,1% al Centro e al 71,2% per la componente femminile), auspica che l'attività del Governo sia rivolta a favorire il consenso fra i differenti attori e a predisporre il lavoro di costruzione di un vero processo riformatore, limitando però al minimo le conseguenze negative riguardanti la conflittualità sociale. Le riforme non possono realizzarsi su tempi lunghi, anzi sarebbe necessaria un'accelerazione; le risposte date dagli imprenditori indicano proprio il confronto fra le parti come il processo virtuoso indispensabile per promuovere la modernizzazione e mantenere la coesione sociale. Formazione e politiche del lavoro La formazione è giudicata lo strumento più rilevante per il miglioramento del mercato del lavoro. La formazione sul lavoro, infatti, è ritenuta lo strumento più importante, superiore anche alla flessibilità. Il consenso più elevato in merito alle misure legate alle politiche del lavoro si è riscontrato fra gli intervistati in relazione alla formazione continua dei lavoratori, giudicata un intervento fondamentale dall' 88,5% del totale, che giunge al 90,3% nel Nord-Ovest e al 94% nel Sud e nelle isole. Ad esso fanno seguito un maggiore raccordo fra scuola, lavoro e impresa, con l' 80,1%, seguito da una maggiore diffusione dei contratti a tempo determinato, con il 79,8%. Significativa anche la quota legata alla democrazia economica, che prevede la partecipazione dei lavoratori alle performances aziendali, con il 61,3%, che arriva al 64% nel Centro e nel Mezzogiorno. Se ne deduce perciò che una maggiore flessibilità è auspicabile, se accompagnata però da un insieme di interventi che prevedano l'introduzione di ammortizzatori sociali, legati strettamente con elementi che favoriscano la qualificazione dei lavoratori, la crescita delle abilità e delle competenze. Da ciò si ricava un messaggio che va raccolto: dal Governo, che favorisca il finanziamento di parte dei costi sostenuti; dalle parti sociali, che utilizzino al meglio i fondi da destinare a queste misure; dalle Regioni e dagli enti locali, che potenzino le sinergie e il raccordo di questi interventi. Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo |




























