Una nota sull'andamento, nel breve periodo, dell'economia mondiale e dei principali mercati di maggior interesse per le imprese italiane.
Introduzione
- Sebbene arrivino dalle più diverse parti indicazioni che la ripresa dell’economia internazionale sia in corso, tuttavia essa appare più debole di quanto ci si potesse aspettare alcuni mesi fa.
- Il CSC prevede una crescita del PIL Mondiale, per il 2002, del 2,4% (FMI: 2,8%). Per il 2003 il PIL mondiale dovrebbe crescere del 3,2% secondo il CSC, del 3,7% secondo l’FMI. Queste previsioni, sebbene siano state corrette al ribasso in relazione al perdurare della stagnazione dei mercati internazionali, si mantengono abbastanza vicine al tasso di crescita potenziale dell’economia globale.
- Esistono tuttavia sostanziali rischi e vulnerabilità nell’economia internazionale che potrebbero richiedere un’ulteriore correzione al ribasso di queste previsioni. Questi rischi si possono così riassumere:
- l’eccessiva dipendenza dell’economia internazionale dal mercato americano, la cui lentezza nella ripresa condiziona anche i tempi di recupero delle altre principali aree industrializzate
- la stagnazione dell’economia dell’UE - incapace di trovare una via autonoma di crescita - che non può fungere da stimolo nei confronti degli USA, dei paesi dell’Europa Centro Orientale e di quelli del bacino Mediterraneo
- la persistente e prolungata crisi finanziaria e produttiva del Giappone, che non potrà risolversi nel breve-medio periodo, con i pericoli che comporta in termini di crescita dell’inflazione e perturbazioni nei tassi di cambio
- il crollo delle quotazioni nei mercati azionari. La perdita di potere d’acquisto che ne deriva, potenziata dalla bolla speculativa sugli immobili, potrebbe deprimere ulteriormente la domanda interna dei paesi industrializzati, più di quanto ci si possa aspettare, con effetto di trascinamento in negativo per tutta l’economia internazionale
- la crescente fragilità finanziaria ed economica di molti paesi emergenti, specialmente in America Latina, i cui rischi di contagio sono potenziati dalla debolezza della domanda globale. I paesi emergenti dell’Asia sono inoltre esposti al rischio della caduta della domanda per semiconduttori ed alla volatilità dei relativi prezzi
- le perturbazioni nel mercato del petrolio, i cui prezzi sono cresciuti rapidamente negli ultimi tempi, a seguito delle tensioni politiche in Medio Oriente. Per il futuro si prevede una crescita dei prezzi del petrolio, ma il loro livello dipenderà pesantemente dall’accessibilità delle fonti di approvvigionamento. L’FMI ha calcolato che un aumento del prezzo del barile pari a $10 nei prossimi sei mesi comporterà una caduta della crescita economica globale dello 0,3%, non tenendo conto dell’andamento dei mercati finanziari e della fiducia della business community e dei consumatori.
- la minaccia incombente del terrorismo e della guerra, che potrebbe avere effetti al momento non facilmente prevedibili.
Gli Stati Uniti
- La ripresa economica negli Stati Uniti appare più lenta del previsto ed i tassi di crescita del PIL per il 2002 ed il 2003 sono stati corretti drasticamente al ribasso (+2,1% nel 2002; +2,5% nel 2003; +3,0% nel 2004). I tassi di sviluppo del PIL americani ipotizzati si collocano all’estremo inferiore di stima del tasso di sviluppo potenziale. La produzione industriale negli USA, a partire dai primi mesi del 2001 e nel 2002, si è mantenuta nettamente al disotto dello zero.
- Gli osservatori ritengono che la crisi americana configuri il classico crollo per eccesso di investimenti (new economy) difficilmente contrastabile con il taglio dei tassi di interesse, il cui margine di manovra, negli USA, si è notevolmente ridotto.
- Inoltre si ritiene che la capacità produttiva in eccesso, specialmente nel settore delle tlc, potrà essere riassorbita solo in tempi lunghi, Ciò equivale a dire che il ristagno economico negli USA è previsto anche oltre il 2004, con tutte le conseguenze prevedibili anche per l’economia mondiale, stante la sua forte interrelazione con quella americana.
- Infine, la dimensione del disavanzo sull’estero degli USA è tale da comportare, prima o poi, un deprezzamento significativo del dollaro, fatto questo che ridurrà sensibilmente la competitività dei prodotti europei nel mercato americano.
L’area euro
- Anche nell’area dell’euro le previsioni di crescita sono state riviste al ribasso essendosi la ripresa rivelata più debole del previsto. Il PIL di Eurolandia dovrebbe crescere dello 0,9% nel 2002, del 2,3% nel 2003, del 2,7% nel 2004, in misura nettamente inferiore a quanto previsto per l’economia americana e per quella mondiale.
- La decelerazione nell’area dell’euro è stata meno severa di quella americana – fatta eccezione per la Germania – tuttavia la ripresa è attesa più lenta di quella del partner americano, anche per i minori stimoli apportati all’economia dell’area euro rispetto a quelli adottati immediatamente negli Stati Uniti fin dall’inizio della crisi.
- Molti osservatori ritengono che Eurolandia sia dotata di una capacità di recupero autonoma (self sustaininig) rispetto agli USA, e che la domanda proveniente dal suo grande mercato interno – e dagli alri mercati europei e mediterranei legati all’area dell’euro - possa, da sola, essere sufficiente a far riprendere la produzione industriale e gli investimenti, attenuando, in parte, le ripercussioni negative derivanti dall’andamento della congiuntura americana ed internazionale.
Il Giappone
- Per il Giappone le previsioni non sono positive: la generalità degli osservatori ritiene che l’attuale fase di ristagno economico, che fa attribuire a questo paese performance al disotto di quelle di tutti gli altri partner industrializzati, dovrà proseguire ancora per molto tempo.
- Un aiuto all’economia giapponese potrebbe arrivare dalla prevista ripresa ciclica delle esportazioni, che non potrà tuttavia essere sufficiente a risolverne i gravi problemi strutturali, soprattutto di natura finanziaria. La fragilità del suo settore finanziario, l’ampio volume dei crediti bancari non soddisfatti, la vastità del debito pubblico – superiore a quello italiano – la crescita della disoccupazione, continueranno ancora per molto tempo a deprimere la domanda interna. Il deterioramento dei redditi, che mantiene basso il livello de consumi privati, insieme alla debolezza degli investimenti, continueranno a comprimere la produzione industriale anche nel breve-medio periodo.
L’Europa Centro Orientale
- Le prospettive di crescita dei paesi dell’Europa Centro Orientale sono variabili ed il livello dell’attività produttiva sarà condizionato dalla lenta ripresa dell’economia europea, alla quale quest’area è ormai quasi completamente integrata.
- Il tasso di crescita del PIL per i paesi del Centro e dell’Est Europa candidati all’adesione all’UE, è previsto intorno al 2,5% per il 2002, 3,0% nel 2003, 3,5% nel 2004. Alcuni di questi paesi hanno fatto registrare tassi di crescita delle loro esportazioni molto sostenuti, in conseguenza dell’aumento degli investimenti esteri e dei guadagni di competitività, sia in termini di qualità che di prezzo, dei loro prodotti. Inoltre, la domanda interna in molte di queste economie continua a crescere, in conseguenza delle riforme strutturali e degli stimoli all’economia introdotti negli ultimi anni.
- La performance economica della Polonia è risultata più debole rispetto agli altri paesi dell’area, a seguito delle politiche restrittive adottate dal governo polacco per ribilanciare l’ampio gap macroeconomico accumulato negli ultimi anni.
- L’attesa ripresa dell’economia di Eurolandia, l’adesione all’UE della gran parte di questi paesi, le politiche di convergenza adottate negli altri (Bulgaria e Romania), che aderiranno all’UE in un secondo momento, la crescita degli investimenti europei in quest’area, daranno un nuovo impulso allo sviluppo di questi paesi.
- Le previsioni di crescita in Russia e nel CIS rimangono positive, nonostante il rallentamento del PIL registrato nel 2002: +4,5% a fronte del +5% dell’anno precedente. Per il 2003 ed il 2004 il CSC prevede una crescita del PIL russo pari al 4,9% ed al 5,5% rispettivamente (l’FMI attribuisce alla Russia le seguenti variazioni: +5% nel 2001; +3,1% nel 2002, +4,1% nel 2003).
- L’aumentata stabilità interna ed il forte sviluppo che ha interessato la Russia in questi ultimi anni, favorita in parte anche dal beneficio derivante dagli elevati prezzi del petrolio, ha fatto da traino anche per gli altri paesi del CIS, per molti dei quali le esportazioni verso la Russia continuano ad essere un importante fattore di sviluppo. Il principale fattore di crescita dei paesi dell’area è stato comunque il rafforzamento della domanda interna. I consumi privati sono aumentati in Russia dell’8,7% nel 2001, grazie all’aumento dei salari. Un altro fenomeno importante è stato l’aumento degli investimenti in tutta l’area del CIS, che ha visto il Kazakhistan, l’Azerbaijan e l’Ukraina registrare i tassi di crescita più elevati.
- Nonostante l’accelerazione delle riforme strutturali in molti paesi del CIS, ed in particolare in Russia, la lentezza di questo processo di transizione costituisce ancora un fattore di incertezza per gli investitori esteri che impedisce performance più elevate in termini di sviluppo in diversi paesi dell’area.
- Un discorso a parte può essere fatto per la Russia, il cui recente ingresso nel G8 e la prevista adesione al WTO potrebbe preludere ad ulteriori aiuti finanziari per accelerare le riforme strutturali e sostenere lo sviluppo economico.
I paesi emergenti dell’Asia
- Nei paesi emergenti dell’Asia, quasi in controtendenza rispetto al resto del mondo, la ripresa appare più solida e rapida del previsto, nettamente superiore a quella delle altre aree, anche se in misura inferiore a quanto si riscontra in Cina.
- La ripresa nei paesi emergenti dell’Asia - esclusi i NIEs che sono considerati alla stregua delle economie avanzate - dovrebbe attestarsi sui seguenti parametri: +6,2% nel 2002; +6,5% nel 2003 e nel 2004 (CSC). Per la Cina sono previsti i seguenti tassi di crescita del PIL: +7,8% nel 2002 e nel 2003; + 8,0% nel 2004. L’FMI prevede invece un rallentamento per la Cina nel 2002 (+7,2%) e nel 2003 (+7,0%), a fronte del +7,3% registrato nel 2001 (+8,0% nel 2000). India e Corea del Sud presentano invece tassi di crescita, sebbene sostenuti, inferiori alla media degli emergenti Asia ed alla Cina.
- La ripresa di molte economie dell’Est Asia dipenderà strettamente dall’andamento dei principali mercati industrializzati, come gli USA, il Giappone e l’UE, dei quali sono fornitori sia di prodotti industriali che di beni di consumo, ma soprattutto di prodotti legati al settore TLC e PC. Un supporto addizionale allo sviluppo di questi paesi dovrebbe venire dalle politiche di stimolo e di stabilizzazione introdotte dai rispettivi governi negli ultimi anni: manovre monetarie, riduzioni delle tasse, investimenti pubblici, ecc.
- La Cina, di gran lunga l’economia più importante della regione, ha dimostrato, come evidenziato sopra, una crescita stabile, comunque al disopra degli altri paesi dell’area. La crescita della domanda interna, supportata da politiche espansive, hanno compensato l’effetto negativo proveniente dalla debolezza della componente estera. La prosecuzione delle politiche di stimolo dell’economia, la spinta proveniente dall’adesione al WTO - che integrerà ancora di più il mercato cinese a quello globale - gli investimenti legati alle olimpiadi del 2008 e l’atteso sviluppo delle regioni occidentali, contribuiranno a mantenere elevati i tassi di crescita del paese.
L’America Latina
- In America Latina il panorama si è seriamente deteriorato. La crisi argentina (-16% il PIL nel 2002, secondo l’FMI) si è rapidamente diffusa in altri paesi, in particolare l’Uruguay (-11,1% il PIL nel 2002), il Paraguay e la Bolivia, con ripercussioni, sebbene in misura più contenuta, anche per il Brasile, dove il PIL, secondo l’FMI, dovrebbe aumentare, nel 2002, soltanto dell’1,5%, cioè in misura identica alla performance, già modesta, conseguita dal Brasile nel 2001. In generale, tutte le monete dell’America Latina si sono svalutate in misura considerevole. A parte il caso dell’Argentina e dell’Uruguay, il real brasiliano è caduto, nel 2002, ad un livello mai conseguito prima, ed anche la moneta Venezuelana si è svalutata considerevolmente.
- Si deve tenere in considerazione anche la battuta d’arresto che sta subendo il processo di aggregazione regionale (Mercosur), che non gioverà certamente alla ripresa economica dei paesi dell’area.
- A questi fenomeni economici negativi bisogna aggiungere, in alcuni paesi, l’instabilità politica interna, che ne ostacolerà, ancora per parecchio tempo, la crescita. Infine, la difficile situazione dell’America latina sta portando ad un aumento dei premi per il rischio e ad un riduzione dei flussi di capitali in entrata, cui corrisponde un elevatissimo esodo di capitali in uscita.
- In particolare, l’Argentina sta affrontando la più grave crisi economica della sua storia, con una caduta del PIL, in quattro anni (2002-2004), stimata intorno al 20%, il doppio di quanto accadde durante la Grande Depressione degli anni ’30. Nel primo semestre di quest’anno la disoccupazione in Argentina è aumentata del 25%.
- Nell’ambito del gruppo dei paesi dell’America Latina fanno eccezione il Cile ed il Messico, per i quali si prevede una, seppur modesta, ripresa economica. La maggiore attrattività del Messico è inoltre legata alla sua appartenenza all’area del NAFTA, che ha trasformato questo paese nella base manifatturiera degli Stati Uniti. Vent’anni fa l’export di abbigliamento messicano non compariva nelle statistiche internazionali: oggi occupa il quarto posto, con il 4,4% del totale (Italia 6,6%; Cina 19%).
L’Africa
- La crescita in Africa è prevista stabile (+3,5%) nel 2002, 2003 e 2004 secondo il CSC, in aumento secondo l’FMI: +2,7% nel 2002 e +4,2% nel 2003. La performance economica globale dei paesi africani è tuttora molto lontana dagli ambiziosi obiettivi di sviluppo economico e riduzione della povertà che l’ONU si propone di raggiungere entro il 2015 (Millennium Declaration).
- Il futuro economico dei paesi dell’Africa dipenderà dalla crescita del mercato mondiale delle commodoties – e quindi dalle politiche di apertura e riduzione tariffaria operata dai paesi ricchi, loro tradizionale mercato di sbocco, sia sul piano multilaterale (WTO - DDA) che bilaterale (Politica Mediterranea e iniziativa Everything but Arms dell’UE; USA African Grouth and Opportunities Act) – dalla loro stabilità politica interna, dall’aumento delle iniziative finanziarie di aiuto allo sviluppo recentemente promesse dai paesi ricchi.
- L’economia dei paesi del Nord Africa è ormai strettamente legata alle sorti dell’economia europea. La ripresa delle loro esportazioni, del turismo e degli investimenti esteri in entrata dipenderà strettamente dall’andamento del Mercato Unico e dal rafforzamento delle loro relazioni con l’industria europea. Il processo è ormai avviato e riceverà ulteriore impulso quando, nel 2010, si costituirà la prevista Zona di Libero Scambio euro-mediterranea. I dazi doganali europei nei confronti dei paesi della sponda sud del Mediterraneo, in molti settori di loro primario interesse, sono ormai prossimi allo zero, offrendo a questi paesi importanti vantaggi competitivi rispetto ad altri PVS.
Il Medio Oriente
- Il futuro immediato delle economie dei paesi del Medio Oriente dipenderà dall’evoluzione dei contrasti politici in atto, dalla minaccia del terrorismo e della guerra, dall’andamento del prezzo del petrolio. Questi fattori condizioneranno anche i loro rapporti con l’UE e quindi potranno favorire, oppure ostacolare, quel potente fattore di sviluppo costituito dall’avere, o meno, relazioni economiche stabili e privilegiate con l’Europa comunitaria.
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